Link alla parte 1
Continuando ad analizzare le motivazioni che vengono proposte in rete a favore di un passaggio da Windows a Linux, troviamo le seguenti:
“Nuovo software? Lo cerca Linux”
Su questo aspetto mi trovo d’accordo, infatti i gestori dei pacchetti delle distribuzioni Linux sono molto efficienti. Su Windows si rischia di cercare un software su Google per poi finire su un sito che propone di scaricare il software tramite un downloader proprietario (e che non si capisce bene a cosa serva). Argomentazione “decisamente forte”.
”Vuoi giocare? Con Linux non paghi”
Leggendo questa affermazione, qualunque videogiocatore (no, il solitario non conta) che abbia mai provato Linux si sarà piegato in due dalle risate. Chi è esperto lo sa benissimo, ma basterebbe comunque una veloce ricerca su Google per scoprire che i driver grafici per Linux sono iper-buggati e molto meno performanti di quelli per Windows (e persino di quelli per Mac OS). Va da sé che se le prestazioni grafiche sono inferiori, anche la resa grafica sarà inferiore e l’esperienza videoludica ne risentirà. Poi c’è sempre qualcuno che sostiene di divertirsi tantissimo giocando a Crysis su Wine. De gustibus non disputandum est. In ogni caso, a mio avviso, argomentazione “ridicola”.
“Aggiorna tutto con un click”
Ecco quello che io ritengo essere il vero punto di forza delle distribuzioni GNU/Linux: l’update manager. Questo costituisce un vero e proprio vantaggio del passare al sistema operativo del pinguino. La comodità di avere tutto il software (e non solo quello del produttore del sistema operativo) aggiornato con un click del mouse è impagabile. Argomentazione “cardine”.
“Libertà e non più catene”
Accedendo alla spiegazione di questa voce si legge:
“ immagina che Microsoft scompaia domani (ok, magari non proprio, ma tra 5 o 10 anni, forse?). Oppure immagina che triplichi improvvisamente il prezzo di una licenza di Windows o Office. Se sei legato a Windows, non c’è nulla che tu possa fare. In questo caso tu e il tuo lavoro dipendete da questa azienda, dal suo software. In pratica, non puoi far funzionare nulla senza di esso“
Queste le definirei senza timore “assurdità“. La spiegazione è molto semplice (e spero che l’autore di questa tesi lo sappia e che abbia semplicemente scritto in mala fede). Se Microsoft si trovasse finanziariamente in cattive acque, rischierebbe di fallire. Ora, lo scenario paventato da questi “esperti” di economia è che l’azienda fallisce e tutti i software non vengono più sviluppati. A parte che, anche se succedesse ciò, i software vecchi sarebbero ancora pienamente utilizzabili, ma è evidente che una cosa del genere non accadrà mai. Come è successo più volte in passato (HP con WebOS, Microsoft con Nokia, ecc…solo per restare in ambiente IT), un’altra azienda si farebbe avanti per rilevare una Microsoft in difficoltà e acquisirne l’intero know-how che, obiettivamente, è immenso. Risultato: Windows verrebbe sviluppato ancora, così come Office, Visual Studio, e compagnia cantante. Ribadisco il mio giudizio: argomentazione “assurda“.
Un’altra tesi che viaggia di pari passo con questa e che ho sentito sostenere più volte dal Prof. Cantaro (non me ne voglia, criticare è lecito) è quella del “se Microsoft decidesse di vendere Office a 3000 €, tu cosa faresti? Saresti costretto ad acquistarlo perchè tutti i tuoi documenti sono in quel formato“. Altra assurdità. Di nuovo, una cosa del genere non potrà mai accadere perchè nel momento stesso in cui Microsoft portasse il prezzo di Office alle stelle, non perderebbe solo la clientela “home” (gli utenti domestici), ma anche quella che le sta più a cuore: quella aziendale. Si sa che a Redmond hanno costruito buona parte del proprio “mito di ineguagliabilità in ambito office” insinuandosi negli uffici di tutto il mondo e per nessun motivo rischierebbero di perdere quella fetta di mercato. Infatti la perderebbero come perderebbero quella domestica perchè gli utenti e le aziende (che devono far quadrare i conti!) passerebbero ad alternative più economiche, se non gratuite (magari proprio a quelle open source). Nel migliore dei casi si troverebbero con centinaia di milioni di copie piratate dei propri software con corrispondenti mancati guadagni. Per tutti questi motivi, questa argomentazione si guadagna a pieno titolo la classificazione di “assurdità con risata denigratrice allegata“.
“Programmi Windows girano con Wine”
Questo è un punto molto controverso dell’esperienza d’uso di sistemi GNU/Linux. Molti utenti, specialmente quelli alle prime armi, trovano molto comodo poter utilizzare gli stessi software che utilizzavano si Windows, anche su Linux. Per farlo, utilizzano Wine. Avendolo provato, posso dire che in molti casi ha funzionato, ma mi ha sempre lasciato una sensazione di insoddisfazione. Mi spiego meglio: se devo/voglio utilizzare uno specifico software che esiste solo per Windows, perchè mi ostino ad usare Linux? O uso Windows, o trovo un’alternativa per il sistema operativo del pinguino! Questa la bollerei come “abbastanza convincente, ma non troppo“.
“Windows rallenta, Linux no!”
Questo è stato vero fino all’uscita del Service Pack 2 per Windows XP (6/8/2004). Da lì in poi, Microsoft ha badato molto alla stabilità e reattività del sistema. Tra XP e 7 c’è stato Vista, che non ha mai rallentato le proprie prestazioni, per il semplice motivo che è sempre stato una lumaca, anche appena installato! Questo l’ha ammesso anche Microsoft, anche alla luce del flop commerciale. Con 7 la musica è cambiata, anche il sistema operativo made in Redmond è reattivo (a volte anche più di GNU/Linux). L’unico aspetto ancora appannaggio di GNU/Linux è il tempo di boot, il sistema è subito reattivo, mentre Windows ci impiega più di 1 minuto prima di essere utilizzabile. Argomentazione “obsoleta“.
FINE PARTE 2